L’allenamento del gioco corto significa soprattutto mandare la palla più spesso vicino alla bandiera. Chip e pitch sembrano facili, ma come si allenano in modo efficace per poi funzionare davvero in campo?

Oggi avevamo condizioni perfette per allenare chip e pitch. Il mio allievo: un golfista appassionato con handicap 17, pieno di energia e molto motivato a migliorare il suo gioco.
Nelle sessioni precedenti sul gioco corto avevamo già lavorato su alcuni punti tecnici per rendere il movimento più costante. Ci ha dedicato diverse ore. Il piano di oggi era diverso: mostrargli come allenarsi in modo davvero efficace e trasferibile sul percorso.
La parte tecnica era fatta. Ci siamo poi concentrati sulla presa di decisione, su obiettivi chiari, un’immagine precisa del colpo e una sensazione corretta per distanza e punto di atterraggio.
Il punto di partenza è stato un allenamento a stazioni nel gioco corto, con diverse situazioni reali di campo. Chip e pitch erano i temi principali.
Il compito di un coach è creare situazioni in cui il golfista possa crescere, fidarsi di sé stesso, essere creativo e vedere sia il proprio livello attuale sia il potenziale che può raggiungere.
Abbiamo creato diverse sfide per stimolare volutamente la creatività in ogni colpo:



Stazione 1: Chip basso e chip alto, facendo passare la palla sotto e sopra il tubo da piscina. Obiettivo: la bandiera. Dopo ogni giro il tubo veniva spostato leggermente.
Stazione 2: Chip/pitch sopra un bunker verso una bandiera corta. Palla sicura sul green e rapida frenata, evitando il rischio del bunker il più possibile.
Stazione 3: Pitch da diverse distanze verso piccoli green obiettivo.
Stazione 4: Chip da una forte pendenza verso un green rialzato.
Stazione 5: Pitch da semi-rough in pendenza verso un green di media grandezza.
Stazione 6: Putt dal fringe: una volta da 30 cm prima del bordo del green e una volta da un metro. Quanto rallenta il fringe la palla?




Le prime tornate servivano solo a conoscere le diverse situazioni. Dopo le prime tre tornate, il suo feedback è stato chiaro: molto impegnativo, tanta concentrazione, il tempo vola e una grande varietà di sfide.
Poi abbiamo aggiunto altre esercitazioni:
Stazione 7: Chip con ibrido verso una bandiera posizionata in fondo al green.
Stazione 8: Chip con pitching wedge verso una bandiera corta.
Stazione 9: Chip corto con sand wedge.



Importante: solo una palla per stazione. Dopo ogni colpo si passa alla stazione successiva con circa 10-15 secondi di camminata tra una e l’altra.
In campo non abbiamo mai due situazioni esattamente uguali di seguito. Quindi, perché in allenamento dovremmo colpire cinque, dieci o addirittura venti palline dallo stesso punto?
Dopo questa sessione abbiamo annotato quali colpi potremmo aggiungere la prossima volta, ad esempio:
– Colpo da bunker di 10 m
– Colpo da bunker di fairway di 60 m
– Putt di 15 m
– Putt di 1 m in discesa
– Chip in discesa su terreno duro
– Pitch dal rough verso un punto di atterraggio rialzato
E ovviamente: quando durante l’allenamento emerge una debolezza, lavoriamo subito su quella. Esempio: chip in discesa – abbiamo preso pitching wedge e sand wedge, camminato circa 100 metri verso il green 16 e praticato per dieci minuti diverse pendenze attorno al green. È così che un allenamento deve sentirsi.

Per me, come insegnante, questa è stata un’ottima occasione per mostrare come l’allenamento possa essere giocoso e allo stesso tempo molto efficace. Colpire venti palline dallo stesso punto ha senso quando si lavora sulla tecnica, ma non quando si vuole allenare la presa di decisione, la creatività e il feeling di gioco.
Nella fase successiva diamo all’allievo obiettivi chiari. Se li raggiunge, nella sessione seguente gli obiettivi diventano più impegnativi. In questo modo il corpo deve adattarsi continuamente – ed è qui che nasce il vero progresso.
Quando è stata l’ultima volta che ti sei allenato così? Saremo felici di accoglierti presto per una lezione di golf.
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