Un buon colpo non trasforma una cattiva decisione in una buona decisione

Michel Monnard

Michel Monnard

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24/09/2026

Perché nel golf dobbiamo valutare separatamente la decisione, l’esecuzione e il risultato.

Golfista che prepara un colpo di approccio in una situazione impegnativa alla buca 13 di Capdepera Golf.

Oggi mi trovavo alla buca 13 di Capdepera Golf con due golfisti. Uno dei due, handicap 12, ci aveva raccontato poco prima qualcosa di importante sul proprio gioco: la distanza era uno dei suoi punti deboli. Il suo handicap lo aveva costruito soprattutto grazie al gioco da circa 100 metri e da distanze più corte.

Proprio questa informazione ha reso particolarmente interessante la situazione successiva.

Dalla posizione della sua palla mancavano ancora circa 150-160 metri al green. La linea diretta verso la bandiera sembrava inizialmente invitante. Tuttavia, sulla destra, i rami di un grande albero entravano nella possibile traiettoria della palla, proprio davanti alla zona del bunker.

Il giocatore o non aveva notato quei rami oppure non li aveva considerati abbastanza nella pianificazione del colpo.

Quando gli ho chiesto: «E quell’albero lì?»

la risposta è arrivata immediatamente: «Ah sì. Allora miro a sinistra, nella zona tra i bunker.»

A quel punto aveva trovato una nuova linea di gioco. Ma la domanda fondamentale non era ancora stata risolta.

Perché la distanza può influenzare le nostre decisioni

Vista satellitare della buca 13 di Capdepera Golf con posizione della palla, bunker, bosco, green e distanza indicata per analizzare una situazione strategica.

I 150-160 metri ancora da percorrere hanno generato un pensiero molto comune:

Devo comunque fare molta distanza.

Fermarsi volontariamente prima del bunker con un colpo di piazzamento sembrava, a livello emotivo, poco attraente in quella situazione. Il green era visibile e la distanza, in teoria, era raggiungibile. Quasi automaticamente nasce quindi il desiderio di guadagnare più terreno possibile con quel colpo.

Eppure il giocatore sapeva bene che uno dei suoi punti di forza era proprio il gioco da meno di 100 metri. Per questo non volevamo limitarci a discutere le due possibilità, ma confrontarle direttamente.

Due palle, due soluzioni

Vista dettagliata della buca 13 di Capdepera Golf con una zona bersaglio segnata tra due bunker e il bosco adiacente.

Per prima cosa ha giocato la soluzione che aveva scelto inizialmente: da circa 150-160 metri, con un ferro 5 verso la zona tra i bunker indicata nell’immagine sopra.

Il colpo è riuscito bene. La palla ha raggiunto quella zona, ma per il colpo successivo restavano ancora circa 35 metri alla bandiera e la palla si trovava nel semi-rough.

Prima che giocasse il secondo colpo, volevamo provare direttamente anche la soluzione alternativa.

Gli ho quindi fatto droppare una seconda palla sul fairway, a circa 65 metri dalla bandiera. Era una posizione in cui la sua palla avrebbe potuto trovarsi dopo un colpo di piazzamento controllato. L’abbiamo chiamata la nostra «palla di confronto».

Da lì ha giocato la palla a circa due o tre metri dalla bandiera.

Poi ha giocato il suo vero secondo colpo dal semi-rough, da circa 35 metri. Con il sand wedge ha preso la palla leggermente sottile, ma il colpo è stato comunque molto buono. Anche questa palla è finita a circa tre o quattro metri dalla bandiera.

Le due strade avevano quindi portato a un risultato molto simile.

La differenza decisiva non stava nel risultato, ma nel rischio necessario per arrivarci.

Decisione, esecuzione e risultato non sono la stessa cosa

Mentre camminavamo verso il green gli ho chiesto:

«Quale delle due soluzioni era meno rischiosa?»

Il suo sorriso era praticamente già una risposta.

Aveva capito.

E potete esserne certi: nei prossimi giorni, ogni volta che passeremo dalla buca 13, lascerò di nuovo cadere una palla esattamente nello stesso punto e gli chiederò di giocare ancora una volta il ferro 5 nella zona tra i bunker.

Non per imporgli la mia soluzione. Ma perché possa sperimentare personalmente come cambia la percezione di quella decisione dopo diversi tentativi.

Perché a un certo punto non si tratta più soltanto di sapere se un singolo colpo può riuscire. Si tratta di capire quante volte siamo disposti ad accettare, prendendo la stessa decisione, il rischio di finire nel bosco a sinistra oppure di dover giocare un colpo dal bunker di 30-40 metri sulla destra.

Solo allora una discussione teorica sul rischio diventa un’esperienza personale.

Il lungo colpo, eseguito molto bene, ha dimostrato che quella soluzione poteva funzionare. Ma non diceva ancora nulla su quanto sarebbe stata robusta quella decisione su più tentativi.

È proprio per questo che nel golf cerchiamo di separare tre livelli:

Decisione → Esecuzione → Risultato

Prima del colpo avrebbero potuto essere considerate diverse informazioni: i rami dell’albero, la dimensione reale della zona bersaglio, la normale dispersione con il ferro 5, la possibile posizione finale della palla nel semi-rough, le conseguenze di un errore e, altrettanto importante, i punti di forza del giocatore.

Golfista in un bunker del fairway con una citazione dello Strategy Lab sulle decisioni emotive e su una strategia di golf più sicura.

Una decisione strategica non consiste soltanto nel chiedersi: «Sono in grado di giocare questo colpo?»

Una domanda almeno altrettanto importante è: «Quale soluzione mi offre, con le mie capacità, la migliore combinazione tra opportunità e rischio accettabile?»

E anche: «Quanto è ampia la mia normale dispersione con il ferro 5 da questa distanza e quanto bene entra davvero questa dispersione in una zona bersaglio di 20 metri?»

Questo non significa che i colpi lunghi o più aggressivi siano necessariamente sbagliati. In un’altra situazione, proprio quella soluzione può essere sensata.

Ma un buon risultato non dovrebbe dominare la nostra valutazione della decisione a posteriori.

Green della buca 13 di Capdepera Golf con due bunker e il bosco sullo sfondo come situazione strategica durante una lezione di golf.
La buca 13 di Capdepera Golf, con due bunker intorno al green, offre una situazione interessante per lavorare sulla pianificazione del colpo. La scelta del bersaglio, gli errori tipici e la posizione della palla per il colpo successivo possono essere analizzati direttamente sul campo.

Questa situazione è nata durante uno dei nostri corsi di golf per giocatori avanzati e con handicap a Capdepera Golf. È proprio durante l’allenamento sul campo che questo tipo di decisioni diventa visibile, perché non osserviamo soltanto come un golfista esegue un colpo, ma anche come legge la situazione, quali informazioni considera e come valuta il rischio e le possibili conseguenze.

Raccogliamo altre osservazioni di questo tipo, nate durante le nostre settimane di corso, nei nostri Golf Learning Insights.

È proprio per questo che nel nostro Strategy Lab la strategia inizia già prima dello swing: con la percezione, la scelta del bersaglio, la dispersione, il rischio, le conseguenze e una valutazione realistica delle proprie capacità.

Illustrazione Golf Learning Insights sulla qualità delle decisioni nel golf, con una pallina da golf che indica una lavagna strategica con piano, rischio, premio e decisioni migliori.

Una riflessione dal nostro insegnamento:
Un colpo riuscito non dimostra che la decisione fosse buona. Per quanto possibile, la qualità di una decisione dovrebbe essere valutata prima di conoscere il risultato.

Nota per l’allenamento del giorno successivo:

Nel prossimo giorno di allenamento torneremo su questa decisione al campo pratica. Con il radar misureremo la dispersione reale del suo ferro 5 e la confronteremo con la zona bersaglio della buca 13: un cerchio con un raggio di 10 metri. Non per dimostrare a posteriori che la decisione fosse sbagliata, ma per dare al golfista informazioni migliori per le decisioni future e, soprattutto, per mostrargli come rendere visibile la propria dispersione e valutarla con maggiore precisione.

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