Perché la stabilizzazione nell’allenamento di golf non segue una linea retta

Michel Monnard

Michel Monnard

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29/09/2026

Perché stabilizzare nell’allenamento di golf non significa ripetere sempre lo stesso compito senza modificarlo, ma riconoscere quando la ripetizione aiuta, quando ha senso aggiungere una nuova richiesta e quando invece dobbiamo tornare a semplificare.

Durante una delle nostre ultime settimane di corso di cinque giorni è emerso con grande chiarezza qualcosa che nell’allenamento di golf viene facilmente frainteso:

La stabilizzazione raramente segue una linea retta.

Golfista che ripete un esercizio di pitching dal semi-rough verso uno degli obiettivi allenati in precedenza.

Un golfista trova una soluzione funzionale, la ripete e acquista maggiore sicurezza. Poi cambiamo il compito. Un lie diverso, un altro bastone, un movimento più ampio o una situazione più impegnativa possono mostrare quanto ciò che è stato sviluppato sia già disponibile in modo affidabile.

Se in quel momento la qualità diminuisce, non significa automaticamente che il lavoro precedente non abbia funzionato. Può semplicemente significare che la nuova richiesta è ancora troppo grande.

In quel caso, il passo successivo più utile può essere tornare a semplificare il compito.

Prima semplificare, poi costruire

Golfista che allena colpi di pitch sul campo pratica in brevi serie per stabilizzare modifiche tecniche.

Durante questa settimana di corso abbiamo lavorato, tra le altre cose, sul punto d’impatto, sul contatto con il terreno e sull’organizzazione del movimento.

All’inizio era utile mantenere alcune attività volutamente più semplici. Colpi più corti, movimenti più contenuti e condizioni più chiare hanno aiutato il golfista a trovare prima una soluzione funzionale e a percepire meglio ciò che cambiava quando un tentativo riusciva bene.

Quando quella soluzione è diventata più affidabile, è arrivata la ripetizione.

Non perché la ripetizione sia sempre la forma migliore di allenamento. In quel momento permetteva al golfista di coordinare meglio movimento, punto d’impatto e feedback.

Solo dopo abbiamo aumentato le richieste.

Per esempio, abbiamo alternato fairway e semi-rough, modificato i lie della palla, lavorato con pitching wedge e ferro 7 e siamo passati da movimenti più piccoli a colpi più ampi.

Il tema tecnico rimaneva in parte simile. Il compito per il golfista, però, non era più lo stesso.

Rendere un compito più difficile non è un obiettivo in sé

Golfista che allena colpi di pitch da 20 e 30 metri sul campo pratica durante un corso di golf a Maiorca.

Un errore frequente sarebbe rendere automaticamente più difficile ogni attività che riesce bene.

Non è questo il nostro obiettivo.

Modifichiamo un compito quando la soluzione attuale sembra abbastanza stabile da poter affrontare in modo utile una nuova richiesta.

A volte il passo successivo funziona sorprendentemente bene. Altre volte mostra molto rapidamente dove esiste ancora incertezza.

Osserviamo quindi: il punto d’impatto rimane sufficientemente affidabile? Il golfista riesce ancora a organizzare il movimento? Riconosce le differenze tra i vari tentativi? Oppure la difficoltà aggiuntiva fa sì che l’obiettivo di apprendimento vero e proprio inizi a perdersi?

La reazione del golfista ci aiuta a decidere quale dovrebbe essere il passo successivo nell’allenamento.

Un cambiamento del compito non ci mostra soltanto se un colpo riesce. Ci fornisce informazioni su quanto la soluzione sviluppata in precedenza sia già stabile e adattabile.

Perché una modifica tecnica visibile non significhi ancora che un’abilità sia davvero acquisita lo spieghiamo più nel dettaglio nel Golf Learning Insight Quando un cambiamento tecnico nel golf è davvero acquisito?

Nel video, il golfista gioca un colpo dal semi-rough con un lie leggermente in salita. La situazione è volutamente più impegnativa rispetto a un lie neutro sul campo pratica: terreno, erba, pendenza e punto d’impatto devono essere considerati contemporaneamente.

Osservando con attenzione si nota un leggero contatto con l’erba prima del vero contatto con la palla. Per il coach è un’informazione importante. Indica che il punto d’impatto potrebbe non essere ancora completamente stabilizzato da questo lie e che il controllo dell’angolo d’attacco in condizioni diverse dovrebbe continuare a essere osservato.

Allo stesso tempo, altri elementi mostrano già adattamenti funzionali. Il lavoro delle gambe contro la pendenza e l’organizzazione del movimento indicano che il golfista percepisce le particolarità del lie e cerca di adattare il colpo di conseguenza.

È proprio qui che la stabilizzazione nell’allenamento di golf diventa interessante: non basta riuscire a eseguire un movimento in una sola condizione. Vogliamo capire se il golfista riesce a controllare sempre meglio punto d’impatto e angolo d’attacco anche da lie differenti.

La domanda decisiva quindi non è soltanto: Questo colpo ha funzionato? Ma anche: La soluzione rimane disponibile dopo più ripetizioni e in condizioni diverse?

Se emerge che il punto d’impatto o il controllo dell’angolo d’attacco oscillano ancora troppo, il passo successivo più utile può tornare a essere più semplice, per esempio con attività più specifiche sul campo pratica o con altre situazioni controllate sul campo da golf.

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A volte la stabilizzazione passa di nuovo attraverso un compito più semplice

Golfista che allena consapevolmente un ampio movimento dei polsi in un colpo corto per migliorare timing e controllo coordinativo.

È esattamente ciò che è successo anche durante questa settimana.

Dopo aver già lavorato con lie differenti, bastoni diversi e movimenti più ampi, il punto d’impatto ha mostrato che serviva ancora un’informazione aggiuntiva.

Perché in situazioni di questo tipo non continuiamo automaticamente a ripetere, ma a volte introduciamo prima un’informazione aggiuntiva o semplifichiamo il compito, lo descriviamo anche nel Golf Learning Insight Quando un golfista ha bisogno di più pratica e quando di più informazioni?

In quel momento, continuare ad allenarsi con il compito più difficile non avrebbe necessariamente risolto il problema reale.

Siamo quindi tornati a pitch di circa 30 metri. Il movimento è diventato più piccolo e il compito più gestibile. In questo modo il golfista ha potuto concentrarsi nuovamente con maggiore attenzione sul contatto con la palla, sul contatto con il terreno e sulla connessione tra i singoli elementi del movimento.

Visto dall’esterno, potrebbe sembrare un passo indietro.

Per il processo di apprendimento era esattamente il contrario. Il compito semplificato ha creato le condizioni in cui la nuova informazione poteva essere elaborata e sperimentata in modo utile.

Descriviamo più nel dettaglio il lavoro concreto sul punto d’impatto e sul contatto con il terreno nel nostro Golf Learning Insight su come migliorare il punto d’impatto nel chipping e nel pitching. Questo articolo, invece, si concentra su come gestiamo la difficoltà durante un processo di apprendimento.

Ripetizione e variazione svolgono funzioni diverse

Dettaglio di un esercizio di chipping per sviluppare un angolo d’attacco più ripido.

Per questo cerchiamo di non contrapporre ripetizione e variazione.

La ripetizione può aiutare a organizzare meglio una soluzione e a renderla disponibile in modo più affidabile. La variazione può poi mostrare se quella soluzione continua a funzionare quando cambiano le condizioni.

Entrambe possono essere utili. Ciò che conta è il momento.

Un golfista che sta appena iniziando a comprendere un nuovo movimento può aver bisogno prima di diversi tentativi simili. In un altro momento, un lie diverso, un altro bastone o un movimento più ampio possono fornirci esattamente l’informazione necessaria per il passo successivo nell’apprendimento.

E lo stesso golfista può passare più volte tra queste due situazioni nel corso di una sola settimana di corso.

Questa combinazione di ripetizione mirata, difficoltà adattata, variazione e nuova stabilizzazione è una parte importante del nostro Practice Lab.

Per questo la stabilizzazione non è un percorso in linea retta

Lo sviluppo di questa settimana di corso non può essere descritto come una linea semplice.

Semplificare → trovare una soluzione funzionale → ripetere → aumentare la difficoltà → osservare → adattare → semplificare di nuovo se necessario → stabilizzare nuovamente → aumentare più avanti la difficoltà.

Golfista durante un allenamento di chipping con FlightScope per misurare l’angolo d’attacco.

Proprio qui si trova una parte importante di un buon insegnamento.

Non si tratta di proporre il maggior numero possibile di esercizi. Né di introdurre la variazione il più rapidamente possibile. E nemmeno di ripetere lo stesso compito finché tutte le palle sembrano uguali.

Si tratta invece di osservare ciò che il golfista sta mostrando in quel momento e, da lì, ricavare il passo successivo più utile nel processo di apprendimento.

A volte significa più ripetizione. A volte una nuova richiesta. A volte un lie diverso o un altro bastone. E a volte significa rendere nuovamente il compito più piccolo, affinché una nuova informazione possa davvero essere elaborata in modo utile.

Nel nostro Golf Learning System non intendiamo quindi la stabilizzazione come la ripetizione rigida di una soluzione una volta trovata. L’obiettivo è rendere le abilità sempre più affidabili e adattabili, affinché in seguito rimangano disponibili anche in condizioni variabili sul campo da golf.

Logo Monnard Widmer Coaching Insight come simbolo grafico per l’insegnamento strategico del golf e gli approfondimenti dalle lezioni.

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Stabilizzare non significa mantenere sempre identico un compito. Significa anche riconoscere quando un golfista è pronto per una nuova richiesta e quando un compito più semplice rappresenta il passo successivo migliore.

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